martedì 10 luglio 2012

Tvd 3x05 “The Reckoning” - About Boxes

Questo episodio mi sembra un gioco di scatole cinesi e tende a essere uno dei miei preferiti! E' di quelli, non pochi in The Vampire Diaries, che non ti lasciano nemmeno un attimo di respiro.
Caroline e Klaus costituiscono gli opposti in quest'affresco: la prima è avvolgente, affettiva, verso chiunque le sia vicino, Matt, Tyler; è preoccupata per il bene di Matt all'inizio e in forte dubbio per la sorte di Tyler, il primo ibrido di Klaus davvero riuscito, alla fine. All'interno della scatola di questo episodio ci sono le relazioni disfunzionali di Klaus, che, per esempio, spezza il collo ripetutamente a Stefan, una delle persone a cui è più legato.
Lui è quasi più importante della famiglia, qui Rebekah, perché i parenti non te li scegli e gli amici sì. Centrale quindi è il trattamento e, paradossalmente, la cura che l'Originario dedica al piccolo dei Salvatore. Deluso dal suo tradimento – Stefan gli ha nascosto che Elena è viva – Klaus non lo uccide e basta, no: pure in maniera propedeutica ai suoi diabolici piani per procurarsi quello che vuole, gli dedica un trattamento personalizzato per “liberarlo” dal suo problema, per sdoganare il Ripper che lui adora e stima dall'involucro doloroso e paralizzante, dal suo punto di vista, di senso di colpa, di amore fraterno e di quel sentimento inestirpabile di protezione che rende Stefan disposto anche a morire per Elena. Solo che morire è troppo facile e non è risolutivo. Al centro di questa scatola narrativa infatti sta quello che Stefan ha continuato a negare alla sua pretesa ex ragazza fino a questo momento: che lui ci tiene a lei a tal punto da sopportare quel se stesso che uccide e squarta volentieri, pur di tenere Klaus a distanza.

Secondo voi non sarebbe stato più facile uccidersi, pur di non essere uno schiavo obbediente di Klaus? Ma chi avrebbe tenuto l'Ibrido lontano da Mystic Falls? Ma arriviamo lentamente alla scatola più piccola, quella in cui Klaus, come un medico attento, diagnostica il problema di quella macchina da squartamenti che ha attentamente coltivato finora. In effetti con tanta attenzione ha portato Stefan a ricordare la loro antica amicizia. Non c'è niente da dire, il personaggio è perfettamente coerente, ogni sua mossa è pianificata: va a Chicago per Gloria, perché lei identifichi il problema che non gli permette di creare altri ibridi, ma nel frattempo crea l'ambiente e la situazione perché Stefan si ricordi gradualmente del loro passato comune. Ora, Klaus è di nuovo nella tanto poco frequentata – almeno di giorno – scuola di Mystic Falls. Quando incontra Elena, il modo in cui incombe su di lei e sulla scena non è fisico, perché Klaus e Joseph Morgan sembrano sempre leggeri e rilassati, ma del tutto psicologico. Ah, certo, tranne quando dopo griderà la sua rabbia dal profondo e sbatterà Stefan contro il muro: “Turn it off!” “Spegnilo!” Lì sì, è potentissimo!

Comunque, il modo in cui strapazza Elena mentre la trascina in palestra è liberante, non trovate? Voglio dire che la scena è fatta in modo che il pubblico si immedesimi sia nel terrore di Elena, sia nella rabbia di Klaus e nel sollievo di aver finalmente trovato il maledettissimo bandolo della matassa che gli impediva di portare a termine il suo progetto. Gli spettatori sono subliminalmente invitati a godere di questo strapazzamento del centro propulsivo di questa serie: questa benedetta ragazza per cui i Salvatore smaniano. Se abbiamo un briciolo di invidia nei confronti di Elena Gilbert, questa è la psicoterapia giusta per poterla esprimere: simpatizzare per Klaus. 
Dicevamo, il suo progetto comprende sia crearsi un esercito di ibridi sia procurarsi un amico valido: Stefan. All'interno di una delle scatole cinesi sta l'osservazione di Rebekah e l'espressione di Klaus che mostra il fastidio di essere stato scoperto: quando lei realizza che tutta la storia ha il fine ultimo, per lui, di non essere più solo, semplicemente. Dentro il castello di carta sta la debolezza di Klaus: il volersi fidare di qualcuno e il sapere che ha ottimi motivi per non poterlo fare: la sorella negli anni Venti gli aveva preferito Stefan, Stefan stesso, pur alla fine a conoscenza della loro vera storia e della loro antica amicizia, gli stava ancora e sempre preferendo Elena. Amore e fiducia corrisposti, assoluti senza tentennamenti: mai. Il nostro perfido cattivo ha obiettivi perfettamente condivisibili. Per quanto i metodi siano completamente amorali. Infatti tortura psicologicamente, manipola, condanna.

“Ah, mi ricordo di voi due! Venite qui, che la vostra morte mi può essere utile” in sostanza dice ai due malcapitati compagni di Elena & Co. “Non devi far loro del male!” dice Elena. “Ma certo che sì!” risponde lui, con il suo sorrisetto serafico! Come si può non amarlo? Una creatività nel male che merita ammirazione. La stessa che usa per motivare Bonnie a trovare presto una soluzione al problema della creazione degli ibridi. Perché sarà pure un essere millenario, ma basta sprecare tempo, insomma!! Una manciata di minuti, misurata dall'orologio della palestra e Stefan è condizionato a uccidere Elena. Qui c'è il cuore della puntata: la dannazione di Stefan, il centro del crogiuolo del suo cuore, nero, nonostante lui: l'idea che la sua natura di vampiro, la sua vocazione di Ripper, una volta liberate da ogni remora – perché questo è quello che fa Klaus: lo scioglie da ogni controllo del super-io, costruito in decenni – lo portano semplicemente a distruggere, nella bramosia, l'oggetto del suo desiderio. Qui c'è il nucleo della figura del vampiro: un essere nietzschiano, libero da alcuna remora morale che, inseguendo l'oggetto del suo desiderio, lo strazia per impossessarsene e nutrirsene. Il delirio della potenza e l'esaltazione del “prendo quello che voglio”.

Da dove è nato l'ossimoro del vampiro buono? Dall'idea che il desiderio possa essere amore e che l'amore, come un veleno, instilli nella brama animale la priorità del bene dell'altro rispetto al proprio. Questo esprime Stefan quando resiste all'impulso di cacciare e uccidere Elena. La separazione all'interno del suo io si vede quando si impaletta da solo: che ci voleva a beccare il cuore, insomma? Il punto è che lui sa di essere una terribile minaccia per Elena, ma non la principale, perché c'è Klaus. Insomma Stefan è una minaccia e contemporaneamente l'unica difesa per Elena. Una contraddizione interna insanabile. E così Klaus, il suo amico, lo “aggiusta”, lo sistema: gli spegne le emozioni, lo libera dalla sua debolezza per questa unica ragazza. È chiaro che il povero Klaus pensi che l'amore sia una trappola da evitare con cura assoluta: vedi a che porta? La scena è bella: Paul Wesley è bravo. Mi torna in mente la frase di Nina Dobrev, quando fecero il casting per il personaggio di Stefan: i giovani attori erano tutti bravi, ma Paul aveva negli occhi e nel volto questa capacità di mostrare una sofferenza antica. E la malvagia pura potenza quando, libero ormai dalla malattia del suo amore, si accinge, obbedendo, prima a uccidere i due ragazzi e poi a mordere Elena? Liberatorio. “Sono un vampiro, sono un animale, sono brama, sono un uomo finalmente libero dalla libertà. E mordo quello che voglio”. E Wesley fa davvero PAURA.

Tutto questo dramma, acuto, sofferto, molto ben interpretato, è avvolto da altri involucri: il dolore e la confusa, ma decisa, disponibilità al sacrificio di Matt, la curiosità verso la tecnologia moderna di Rebekah, la paura per Micheal, l'ennesimo Cattivo nella catena dei Cattivi: e poi Damon. Damon è rimasto fuori dalla tragedia di Stefan ed Elena. Mentre questi ultimi incarnano la dinamica di fondo del tema vampirico – stile Nosferatu/Lucy Harker – il nostro Salvatore major non ha la brama di sangue al centro del suo essere un succhiasangue. È colui che la sua natura conosce e accetta meglio, forse perché l'aveva più chiaramente rifiutata prima: vi si è adattato più lentamente, la odia più coscientemente e con più razionalità. Al centro del suo dramma è, e c'è sempre stato, l'amore: la disponibilità a offrirlo e il bisogno assoluto di riceverlo. La dinamica in auto con Katherine è squisita. “Vediamo, sei tu quella che voglio, mh, no! Lo sapevo”. Il punto per lui è Elena e il suo amore, ma anche una percezione e non accettazione di sé che è problema precedente al suo essere vampiro. Il padre l'avrebbe voluto diverso, lo disapprovava. Ora non può sopportare che qualcuno voglia cambiarlo, addomesticarlo per tenerselo attorno: il suo problema è con Elena. Lui è cambiato, sta cambiando, ma nessuno deve imporgli regole o aspettarsi qualcosa da lui. È l'amore per lei che lo sta cambiando, come aveva previsto la compianta Rose, non deve essere il progetto di Elena o di nessun altro su di lui.

Ok, vicende varie, e lui torna. La scena in cui arriva per salvare Elena in ospedale è fra le mie preferite in assoluto. Il modo come lui la guarda mentre langue, come lei pronuncia il suo nome: come se fosse la sua unica speranza. Il modo come la porta in braccio via da lì, fra uno svolazzare di capelli – sì, adoro i capelli di Elena, lo confesso – costituisce una delle mie scene preferite della serie. E dopo: “Dov'eri Damon?”. “Ti prometto che non ti lascerò mai più sola”. Chi l'ha detto che il vampiro duro e puro deve essere per forza una bestia sanguinaria? A me piace QUESTO vampiro. Anche. Stefan e Damon, in questo episodio, giungono a rappresentare le due facce della medaglia, in modo completamente opposto rispetto all'inizio della serie, quando Stefan era quello buono e Damon quello perfido. La trasformazione del maggiore dei Salvatore è quella della Cavalleria, dell'Amor cortese: il cavaliere, rozzo, violento e senza freni, si trasforma in un paladino che non colpirebbe i deboli, solo grazie alla forza trasformatrice dell'amore. Perché è l'amore, non le regole, il segreto. Le regole sono la conseguenza pratica, ma il nucleo che trasforma dal di dentro è l'amore. Quindi quello che Damon rifiuta è la sensazione che le regole vengano prima del motivo vero per cui cambiare il proprio comportamento. Prima è il cuore che si trasfigura, poi le regole sono solo un corrimano, per evitare di inciampare, dato che la libera scelta (del bene) non si fa mai una volta per tutte: troppo comodo.


Qui, anche qui, il vampiro è la metafora per l'uomo. Il rapporto di insofferenza di Damon con le costrizioni che dovrebbero modificarne la condotta è lo stesso nostro quando perdiamo di vista il rapporto fra il nucleo del comportamento morale – l'amore appunto – e le regole che ne sono solo un conseguente e comodo supporto. “Non ti lascerò mai più” è negli sguardi che si scambiano questi due la possibilità del bene. E tutto il resto viene di conseguenza.

Nessun commento:

Posta un commento