Nadja, occupata per 500 anni a cercare la sua mamma, legge la situazione come un abbandono e Katherine, al capezzale della figlia, amorevole quanto può essere col suo carattere, sottolinea piccata che invece la bambina le è stata strappata alla nascita. Nadja poverina (per innumerevoli motivi) contesta e difende la sua percezione soggettiva “Non per una bambina senza una madre”.
Sottolineo questo passaggio per ricordare che l'immarcescibile egocentrismo di Kat sembra basarsi sull'incapacità di mettersi nei panni di un'altra persona, nemmeno se questa è la sua stessa figlia. E questo ci riporta alla spesso menzionata empatia, unico buon motivo, finora, per impedire a se stessi di nuocere a un'altra persona se la situazione lo richiede.
